Carlo Marcato chiede se la condensazione con il Mallet possa influire sulla vascolarizzazione e favorire la fibrointegrazione. Il confronto tocca la qualità ossea, uno studio pilota animale e i fallimenti che Marcato riferisce con MT-Bone.
Buongiorno Dottor Marcato, la sua è sicuramente una domanda molto interessante e pertinente. Per stimolare anche la conversazione, sono sicuro che i suoi colleghi potranno risponderle portando la loro esperienza clinica diretta.
Io posso risponderle soprattutto sulla base della letteratura scientifica.
Proprio su questo aspetto le suggerisco lo studio di Schierano Baldi et al. (2021), che ha confrontato istologicamente e biomolecolarmente i siti implantari preparati con Magnetic Mallet rispetto alla tecnica tradizionale con frese.
Un dato particolarmente interessante è che nei siti preparati con il Mallet è stata riscontrata una quantità significativamente inferiore di tessuto fibroso, associata a un aumento significativo dell'osso neoformato e del numero di osteoblasti, oltre a un incremento significativo della BMP-4 e a un trend positivo di altri fattori osteogenici.
Testo originale
Buongiorno Dottor Marcato, la sua è sicuramente una domanda molto interessante e pertinente. Per stimolare anche la conversazione, sono sicuro che i suoi colleghi potranno risponderle portando la loro esperienza clinica diretta.
Io posso risponderle soprattutto sulla base della letteratura scientifica.
Proprio su questo aspetto le suggerisco lo studio di Schierano Baldi et al. (2021), che ha confrontato istologicamente e biomolecolarmente i siti implantari preparati con Magnetic Mallet rispetto alla tecnica tradizionale con frese.
Un dato particolarmente interessante è che nei siti preparati con il Mallet è stata riscontrata una quantità significativamente inferiore di tessuto fibroso, associata a un aumento significativo dell'osso neoformato e del numero di osteoblasti, oltre a un incremento significativo della BMP-4 e a un trend positivo di altri fattori osteogenici.
Quindi, sulla base di questi dati istologici e biomolecolari, l'osseocondensazione ottenuta con il Mallet non sembra tradursi in un osso scarsamente vascolarizzato con maggiore rischio di fibrointegrazione; al contrario, i risultati dello studio indicano una risposta biologica favorevole alla neoformazione ossea.
Nel caso volesse approfondire, può trovare l'articolo completo sul sito Osseotouch, nella sezione dedicata alle ricerche "PROTOCOLLI &PAPERS"
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Quindi, sulla base di questi dati istologici e biomolecolari, l'osseocondensazione ottenuta con il Mallet non sembra tradursi in un osso scarsamente vascolarizzato con maggiore rischio di fibrointegrazione; al contrario, i risultati dello studio indicano una risposta biologica favorevole alla neoformazione ossea.
Nel caso volesse approfondire, può trovare l'articolo completo sul sito Osseotouch, nella sezione dedicata alle ricerche "PROTOCOLLI &PAPERS"
Grazie Luca sei stato molto chiaro mi pare tu sia stato l unico dei referenti a chiarire questo concetto e sono pienamente d accordo. Ho Vito che il dr Arduini ha creato un kit per Mallett in mandibola dove l osso è più denso come nel suo video. Mi pare quindi che il collega non si ponga la questione .
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Grazie Luca sei stato molto chiaro mi pare tu sia stato l unico dei referenti a chiarire questo concetto e sono pienamente d accordo. Ho Vito che il dr Arduini ha creato un kit per Mallett in mandibola dove l osso è più denso come nel suo video. Mi pare quindi che il collega non si ponga la questione .
Luca mi pongo queste domande per che’ sono diventato un po scettico dopo l acquisto del nuovo MT BONE della mectron che ha notevole capacità nella preparazione dell osso, peccato che ho perso gli impianti ( fibrointegrati) nessuno mi ha dato risposta . Ottimi i tuoi black ruby
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Luca mi pongo queste domande per che’ sono diventato un po scettico dopo l acquisto del nuovo MT BONE della mectron che ha notevole capacità nella preparazione dell osso, peccato che ho perso gli impianti ( fibrointegrati) nessuno mi ha dato risposta . Ottimi i tuoi black ruby
Mario, direi proprio di no . Come evidenziato anchel’osteocondensazione Hybrid Funnel Technique,del Prof.Canullo l’osteocondensazione trova una particolare indicazione nell’osso a minore densità, soprattutto D2-D3-D4, proprio per le caratteristiche biologiche e meccaniche dell’osso midollare. Il punto importante è gestire correttamente la corticale: nelle corticali particolarmente dense è opportuno evitare un’eccessiva compressione, eventualmente preparandole o rimuovendone selettivamente la componente che potrebbe creare sovracompressione, come previsto anche dal razionale della Funnel Technique.
Quindi utilizzare l’osteocondensazione nel mascellare non è affatto un errore: è una tecnica che, se applicata in funzione della qualità ossea e gestendo correttamente la corticale, ha un razionale biologico ben documentato e risultati clinici molto interessanti. Se vuole le giro l'articolo ha evidenze molto interessanti
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Mario, direi proprio di no . Come evidenziato anchel’osteocondensazione Hybrid Funnel Technique,del Prof.Canullo l’osteocondensazione trova una particolare indicazione nell’osso a minore densità, soprattutto D2-D3-D4, proprio per le caratteristiche biologiche e meccaniche dell’osso midollare. Il punto importante è gestire correttamente la corticale: nelle corticali particolarmente dense è opportuno evitare un’eccessiva compressione, eventualmente preparandole o rimuovendone selettivamente la componente che potrebbe creare sovracompressione, come previsto anche dal razionale della Funnel Technique.
Quindi utilizzare l’osteocondensazione nel mascellare non è affatto un errore: è una tecnica che, se applicata in funzione della qualità ossea e gestendo correttamente la corticale, ha un razionale biologico ben documentato e risultati clinici molto interessanti. Se vuole le giro l'articolo ha evidenze molto interessanti
Se parliamo di grado di mineralizzazione ossea in linea di principio il mascellare superiore si sposa meglio con una preparazione osteotomica rispetto all’inferiore.
Ciò non toglie che in molti casi si possano utilizzare gli osteotomi anche in mandibola. Basti pensare ai post-estrattivi oppure a quelle mandibole che sono come delle scatole vuote (corticale esterna e praticamente solo midollare all’interno). Spesso l’impedimento maggiore dell’utilizzo degli osteotomi in mandibola è dato dalle corticali, più che dalla midollare.
Altresì ci sono mascellari marmorei dove la corticale è scarsa in spessore, ma la midollare è estremamente mineralizzata.
Questo per dire che ogni caso è a sé stante e comunque sono da tenere in considerazione una serie di altri dati come la geometria implantare, il tipo di connessione (e connesso a questi due aspetti l’affondabilità dell’impianto sotto cresta) e il disegno degli osteotomi.
Ad esempio i Black Ruby espandono lateralmente, mentre altri inserti come gli easy in o gli elevate condensano in apice e espandono meno.
Un inserto che espande poco lateralmente e più apicalmente riduce il rischio di necrosi da compressione.
Poi c’è da tener conto del quantitativo di superficie interessata da una eventuale necrosi; piccole aree l’organismo riesce a gestirle senza indurre il fallimento.
È difficile riassumere tutto in un messaggio, ma spero si sia capito che “osteotomi” non significa “uso esclusivo in mascella” e che entrano in gioco molti altri fattori. <Questo messaggio è stato modificato>
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Se parliamo di grado di mineralizzazione ossea in linea di principio il mascellare superiore si sposa meglio con una preparazione osteotomica rispetto all’inferiore.
Ciò non toglie che in molti casi si possano utilizzare gli osteotomi anche in mandibola. Basti pensare ai post-estrattivi oppure a quelle mandibole che sono come delle scatole vuote (corticale esterna e praticamente solo midollare all’interno). Spesso l’impedimento maggiore dell’utilizzo degli osteotomi in mandibola è dato dalle corticali, più che dalla midollare.
Altresì ci sono mascellari marmorei dove la corticale è scarsa in spessore, ma la midollare è estremamente mineralizzata.
Questo per dire che ogni caso è a sé stante e comunque sono da tenere in considerazione una serie di altri dati come la geometria implantare, il tipo di connessione (e connesso a questi due aspetti l’affondabilità dell’impianto sotto cresta) e il disegno degli osteotomi.
Ad esempio i Black Ruby espandono lateralmente, mentre altri inserti come gli easy in o gli elevate condensano in apice e espandono meno.
Un inserto che espande poco lateralmente e più apicalmente riduce il rischio di necrosi da compressione.
Poi c’è da tener conto del quantitativo di superficie interessata da una eventuale necrosi; piccole aree l’organismo riesce a gestirle senza indurre il fallimento.
È difficile riassumere tutto in un messaggio, ma spero si sia capito che “osteotomi” non significa “uso esclusivo in mascella” e che entrano in gioco molti altri fattori. <Questo messaggio è stato modificato>
Strano, con MT-bone perdere impianti. Direi molto strano. Io ne ho messi un centinaio in qualsiasi situazione. Magari direi che con osso duro, con gli inserti attuali a volte è difficile ma per il resto.... È super!
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Strano, con MT-bone perdere impianti. Direi molto strano. Io ne ho messi un centinaio in qualsiasi situazione. Magari direi che con osso duro, con gli inserti attuali a volte è difficile ma per il resto.... È super!
Io vi rispondo con una domanda ( che mi fece un grande professore di implantologia italiano) quale è il metodo/modo con il quale guariscono le ossa del corpo? In seguito a quale stimolo ? La risposta è facile
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Io vi rispondo con una domanda ( che mi fece un grande professore di implantologia italiano) quale è il metodo/modo con il quale guariscono le ossa del corpo? In seguito a quale stimolo ? La risposta è facile
Un posizionamento 2 mm sotto la cresta ossea protegge gli impianti un po’ meglio dai carichi indesiderati e dal rimodellamento della cresta indotto dalla compressione ossea al colletto dell’ impianto bone level che viene inserito in un sito sotto preparato per cercare maggiore stabilità primaria. Il rimodellamento al colletto fa perdere circa 1,2 mm di osso in verticale.
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Un posizionamento 2 mm sotto la cresta ossea protegge gli impianti un po’ meglio dai carichi indesiderati e dal rimodellamento della cresta indotto dalla compressione ossea al colletto dell’ impianto bone level che viene inserito in un sito sotto preparato per cercare maggiore stabilità primaria. Il rimodellamento al colletto fa perdere circa 1,2 mm di osso in verticale.
Non voglio criticare il tuo lavoro e’ ottimo e ha seguito le linee guida, gli impianti sono posizionati bene, ed e’ facile dare consigli dopo. Da quando posiziono gli impianti un poco sotto cresta vedo risultati migliori
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Non voglio criticare il tuo lavoro e’ ottimo e ha seguito le linee guida, gli impianti sono posizionati bene, ed e’ facile dare consigli dopo. Da quando posiziono gli impianti un poco sotto cresta vedo risultati migliori